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LA SARTIGLIA

I GREMI

(A cura di Stefano Castello e Maurizio Casu)

Le antiche "confraternite di mestiere" che in periodo medioevale avevano operato all’ombra degli Ordini religiosi e degli Ordini equestri, in età spagnola e precisamente nelle Città Regie del Regno di Sardegna – ovvero le sette città non infeudate di Cagliari, Sassari, Oristano, Alghero, Iglesias, Castelsardo e Bosa, che godevano di prerogative speciali – presero il nome di “gremi”.

 Tali sodalizi, regolamentati da statuti di diretta derivazione barcellonese, riunivano persone che esercitavano un medesimo mestiere – agricoltori, falegnami, ferrai, sarti, calzolai, figoli e carrettieri – in corporazioni religiose. La corporazione, posta “in grembo” ovvero sotto la protezione di uno o più santi, da cui il nome “gremio”, governava l’attività dell’intera maestranza, regolamentando l’ingresso dei nuovi soci, l’apprendistato dei novizi, l’esame per il passaggio da apprendisti a maestri d’arte, e legiferando inoltre in materia di qualità dei prodotti e prezzi dei manufatti. Il mutuo soccorso fra i soci, l’assistenza ai soci indigenti, l’accompagnamento funebre dei soci defunti e la partecipazione alle feste solenni del calendario religioso nonché alle principali feste dell’associazione, erano rigorosamente regolamentati e rispettati dai soci, pena multe ed espulsioni dalla maestranza. In città solo gli appartenenti alla corporazione potevano aprire bottega ed esercitare l’arte.

 In età sabauda tale vincolo risultò ormai troppo restrittivo per le limitazioni del mercato e del lavoro, e nel maggio del 1864 un’apposita legge decretò ormai illegittime tali istituzioni. A partire da quel momento alcuni “gremi” si trasformarono in “società” che, abbandonati i doveri relativi il mestiere, continuarono a perpetuare culti e feste in onore del santo patrono, altre confluirono nelle nascenti Società di Mutuo Soccorso basate sul mutualismo fra i soci operai. Di recente in alcune città dell’isola sono stati ricostituiti alcuni “gremi” volti al recupero di antiche feste ormai perdute, mentre storicamente continuano ad operare, senza soluzione di continuità, nelle città di Sassari ed Oristano. Nel capoluogo turritano e in quello arborense da oltre cinquecento anni i “gremi” perpetuano le principali manifestazioni cittadine, tramandando a Sassari il cerimoniale della processione della discesa dei Candelieri in voto della Madonna Assunta e ad Oristano, la storica corsa equestre della Sartiglia.

La mancanza di documenti ci impedisce di conoscere in quale momento storico preciso fu demandata ai “gremi” l’organizzazione della giostra oristanese. Mentre è documentata la volontà di un canonico della cattedrale arborense vissuto nella metà del Cinquecento di donare al Gremio dei Contadini di San Giovanni Battista un fondo rustico i cui proventi avrebbero garantito le spese della manifestazione. Ancora oggi la tradizione ricorda “su Cungiau de sa Sartiglia”, il fondo la cui rendita avrebbe garantito le spese della corsa in perpetuo, pena la perdita dei diritti su quel terreno da parte del Gremio dei Contadini.

Diversamente, il Gremio dei Falegnami di San Giuseppe, storicamente sosteneva le spese dell’organizzazione della corsa attraverso i fondi raccolti dalla questua effettuata dai soci e dagli apprendisti del gremio e dalle offerte fatte alla corporazione da famiglie nobili e benestanti della città.

 

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