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LA SARTIGLIA

LE PARIGLIE e LA SVESTIZIONE

(A cura di Stefano Castello e Maurizio Casu)

La corsa delle pariglie si svolge su un percorso che risulta fuori dall’antica città murata. Anticamente, infatti, mentre i nobili signori correvano alla corsa alla stella nel sagrato della Basilica di Santa Maria, sede della Corona de Logu (il Parlamento giudicale), contemporaneamente villani e stallieri, cavallerizzi abili quanto i loro signori e padroni, sfogavano la loro voglia di festeggiamenti correndo al di fuori delle mura, affiancati in pariglia e improvvisando momenti di alta acrobazia tra gli stazzi di Porta Manna e di quelli di Portixedda.

Oggi, passando dalla torre di Mariano II d'Arborea, idealmente il corteo dei cavalieri si immette sulla strada che anticamente si snodava intorno all’anello fortificato di difesa e che raggiungendo la torre di Portixedda, si immette sull’antica strada di penetrazione verso l’interno dell’isola.

La sfilata dei costumi precede anche nella via Mazzini il corteo dei cavalieri. Al termine della sfilata lungo l’intero percorso della via Mazzini, i cavalieri, ripercorrendo in senso inverso lo stesso percorso, si dirigono verso i viottoli che si immettono nel vico Tirso. Ancora una volta i rulli dei tamburi e gli squilli delle trombe annunciano il passaggio dei cavalieri. Secondo l’ordine di sfilata, tutte le pariglie partecipanti potranno cimentarsi sul percorso.

Da su Brocci, il portico che guarda sul sagrato della chiesa di San Sebastiano, prendono il via le spericolate acrobazie dei cavalieri che dopo mesi di preparazione danno sfogo al proprio entusiasmo e alle proprie abilità. Apre le serie delle evoluzioni la pariglia del Cumponidori. La totale salvaguardia dell’incolumità del capo-corsa e del suo importante incarico impediscono alla sua pariglia di compiere pericolose evoluzioni. I tre cavalieri compiono il passaggio con i cavalli appaiati guidati dai cavalieri laterali mentre il capo-corsa affronta il percorso con le mani sulle spalle dei compagni. Iniziano quindi i pericolosi passaggi dei cavalieri che si spingono in spettacolari evoluzioni. In questi ultimi anni esibizioni di alta scuola segnano uno spettacolo unico e irripetibile. Le edizioni riconducibili ad alcuni decenni fa, con esibizioni legate alle tradizioni più antiche hanno ormai lasciato spazio a quelle più spericolate delle nuove generazioni.

L’ultimo passaggio sul percorso è ancora una volta affrontato dal Cumponidori con la sua pariglia. La chiusura della corsa è segnata dal passaggio del capo-corsa che esegue un’altra Remada. Questa volta affronterà il percorso con i suoi compagni che a gran galoppo guideranno i cavalli mentre lui riverso sulla groppa del cavallo saluta e benedice la folla con sa Pippia de maiu. Il capo-corsa raggiunge quindi la compagine dei cavalieri che salutano il suo arrivo con tripudio di applausi mentre lui continua a benedire e salutare con il suo scettro di mammole e viole.

Il corteo si ricompone e ritorna sul percorso delle pariglie. Il passaggio dei cavalli e dei cavalieri segna la fine della corsa. Da qui il corteo si dirige alla volta della sede del “gremio”. Raggiunto il locale, il Cumponidori saluta tutti i cavalieri e i presenti ed entra, riverso sul cavallo, all’interno della sala. Raggiunta sa mesitta, nel più totale silenzio, il capo-corsa può quindi balzare sul tavolo congedando il suo cavallo ad un artiere. A questo punto, il tripudio di trombe e tamburi, le urla di esultanza e gli applausi salutano il rientro del Cumponidori, ed inizia quindi la cerimonia della svestizione.

Levati il cilindro e il velo, lo straordinario rullo dei tamburi segna il momento in cui viene tolta la maschera: in quell’attimo su Componidori ritorna cavaliere. Da quel momento il “gremio”, i cavalieri e tutti i presenti si recano da lui per salutarlo e congratularsi. La festa continuerà sino a tarda notte. Il capo-corsa indosserà ancora il coietto quando si recherà alla sontuosa cena, offerta dal “gremio” a tutti i partecipanti alla corsa.

 

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