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LA SARTIGLIA

STORIA e TRADIZIONE

(A cura di Stefano Castello e Maurizio Casu)

Ai giochi di addestramento militare a cavallo, che nell’Europa medievale avevano il fine ultimo nelle crociate, seguirono nel corso del XV e del XVI secolo i tornei equestri cavallereschi, grandi spettacoli equestri eseguiti in occasione di eventi importanti, offerti al popolo come intrattenimento.

Sovrani, viceré, feudatari e corporazioni di mestiere offrivano al pubblico tali spettacoli in occasione di prese di possesso di cariche di re o vescovi, di nascite di eredi al trono o di particolari festività del calendario liturgico, coinvolgendo direttamente il ceto nobiliare e relegando il popolo al rango di spettatore.

Anche la Sartiglia di Oristano, che rientra nell’ambito più generale delle corse all’anello, così come è giunta sino ai nostri giorni, è da considerarsi come un pubblico spettacolo, organizzato allo scopo di intrattenere e divertire gli spettatori.

Ancora oggi in tutta Italia si contano numerose gare di abilità di cavalieri che  tentano la sorte cercando di cogliere un anello con una lancia. I cortei storici, aperti dall’immancabile presenza di tamburini e trombettieri, precedono le prove di maestria di cavalieri che gareggiano in rappresentanza dei quartieri storici delle città. La più antica testimonianza della giostra all’anello è del 1371, a Narni, in provincia di Trani, dove ancora oggi si corre in occasione della festa di San Giovenale. La giostra all’anello è tramandata attualmente in tante città d’Italia e d’Europa. L’anello in genere è sospeso ad una funicella, talvolta è mantenuto da una sagoma di cavaliere o di animale. La prova ha come obiettivo quello di cogliere o colpire l’anello. In altre tipologie di giostre il bersaglio è rappresentato da una sagoma o buratto, che riproduce il cavaliere avversario contro il quale anticamente ci si scontrava in duello. La famosa corsa di Foligno prende il nome di Quintana dalla sagoma che regge l’anello. A Catanzaro, come a Sartiano, in provincia di Siena, la corsa prende il nome di giostra del Saracino, giacché la sagoma che regge l’anello da cogliere rappresenta un musulmano. L’anello assume la forma di una stella così come nella corsa oristanese, anche nelle manifestazioni che si corrono a Suriano sul Cimino, in provincia di Viterbo, e a Bagno a Ripoli in provincia di Firenze.

Sicuramente la Spagna è da sempre terra di elezione delle Sortijas. Il giorno dell’Epifania del 1461 a Jaen, in Andalusia, si corse una Sortija del tutto simile alla corsa oristanese. Cavalieri mascherati corsero con lo stocco all’anello al suono di trombe e tamburi. A Ciuttadella, nell’isola di Minorca, ancora oggi per i festeggiamenti della natività di San Giovanni Battista, si corre l’Ensortilla. Da alcuni anni la città di Oristano e quella minorchina, sono unite in gemellaggio per questa comune antica tradizione.

Dalla penisola iberica al Regno di Sardegna in età spagnola il passo è breve.

Nel 1556 a Sassari si corre all’anello per festeggiare l’ascesa al trono del re Filippo II di Spagna. A Iglesias la giostra nei primi anni del Seicento commemora il passaggio delle spoglie di Sant’Antioco e nel 1716 è la volta dei gremi che a Cagliari organizzano mascherate e giostre equestri per festeggiare la nascita del Principe delle Asturie.

L’attuale organizzazione della Sartiglia ad Oristano per opera dei gremi rimanda al XVI secolo, periodo in cui tali istituzioni operarono nella Oristano Città Regia, ma i frequenti rapporti dei regnanti arborensi con i signorotti dell’Italia dei comuni del XIII e del XIV secolo, non che i lunghi soggiorni dei nostri giudici nelle grandi città della Spagna in piena età medievale, inducono a supporre che i sovrani del giudicato d’Arborea conoscessero bene i giochi di esercitazione militare, e che nella capitale arborense, così come nelle grandi città dell’Europa del tempo, nobili e cavalieri si cimentassero con la spada e la lancia nelle prove di abilità e addestramento a cavallo.
         

 

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